mercoledì 29 gennaio 2020

The Bond Diaries#3 - BOND25




Jacopo D'Ipolito


Mentre tutto il mondo del cinema é concentrato su Avengers: Endgame, 007 si ritaglia il suo spazio.

E lo fa con un live reveal tutto sommato di basso profilo con pochi annunci misurati ma con la promessa che nei prossimi mesi arriveranno tutte le altre notizie ufficiali.

I volti del cast e della crew, diciamo della famiglia, del franchise 007 sono apparsi per lo più distesi e rilassati nella cornice esotica di GoldenEye, la storica villa che fu proprio di Ian Fleming. In quella villa è "nato" James Bond, tutti i romanzi sono stati scritti lì.

Il messaggio che la produzione vuole far passare con questo annuncio è importante: ancora una volta le radici e la tradizione di James Bond si legheranno, vedremo come, con il futuro.

Il titolo del film era l'annuncio più atteso... e non c'è stato. Per i prossimi mesi il film continuerà a chiamarsi Bond25.

Il regista Cary J. Fukunaga, arrivato per sostituire Danny Boyle, ha poi confermato i rumors riguardanti le locations dove verrà girato il film. Giamaica, Londra e Norvegia, dove le riprese sono state già effettuate a fine marzo, faranno da sfondo all'ultima avventura di Daniel Craig nei panni di James Bond. Ci sarà inoltre ancora spazio per la nostra Italia. La produzione arriverà a Matera in estate inoltrata.

Per quanto riguarda il cast ci sono alcune novità interessanti.

Daniel Craig sarà per la quinta, ed ultima, volta James Bond. Sarà affiancato dagli ormai storici Ben Whishaw, Naomie Harris, Ralph Fiennes e Rory Kinnear che riprendono i loro ruoli rispettivamente di Q, Moneypenny, M e Tanner.

Tornerà inoltre Léa Seydoux nei panni di Madeleine Swann e, a sorpresa, Jeffrey Wright nei panni di Felix Leiter.

Tra i nuovi volti vediamo il recente premio Oscar Rami Malek nei panni di quello che dovrebbe essere il villain principale del film.

Ci saranno due nuove "Bond girls" che avranno i volti di Ana De Armas e Lashana Lynch. I loro personaggi si chiameranno Paloma e Nomi e per il momento non si sa altro.

Billy Magnussen, Dali Benssalah e David Dencik vanno a completare il quadro attuale del cast.

La sinossi del film ci dice che troveremo un Bond che si è ritirato dai servizi segreti e che vive serenamente in Giamaica. Questa pace verrà interrotta da una richiesta di aiuto che proviene dal suo vecchio amico della CIA: Felix Leiter. Il loro compito sarà salvare uno scienziato rapito ma ciò li porterà sulle tracce di un pericoloso criminale armato di una nuova tecnologia.

Nei prossimi mesi ci si aspetta di sapere il nome di chi curerà la colonna sonora e l'annuncio del titolo (forse insieme al primo trailer) che a quanto pare non sarà nè "Shatterhand" nè "Eclipse".

La grande macchina della produzione di 007 ormai sta lavorando a piena potenza e ci aspettano mesi densi di altri rumors e piccole conferme.

Che fine ha fatto la SPECTRE? Tornerà sotto forma di qualche altra cellula criminale fondata dai superstiti fedeli a Ernst Stavro Blofeld? E il villain stesso sarà destinato a rimanere prigioniero?

Tra poco meno di un anno sapremo tutto. Qualche mistero sull'ultimo Bond di Daniel Craig è stato svelato. C'è grande curiosità di vedere come il talentuoso regista americano Cary Fukunaga saprà mettere insieme il lavoro della grande crew di 007.

Sulla sceneggiatura è intervenuto il regista stesso in fase di scrittura insieme ai fidati Purvis e Wade. Saranno ufficialmente accreditati come autori anche Scott Z. Burns e Phoebe Waller-Bridge.

L'appuntamento nei cinema è per l'8 aprile 2020 ma attendiamo con ansia le altre notizie ufficiali che arriveranno nei prossimi mesi di produzione del film.

mercoledì 22 agosto 2018

The Bond Diaries #1 - Boyle OUT




Jacopo D'Ipolito

Inauguro con questo articolo la nuova rubrica per il Circolo Fleming.
Ieri 21 agosto la giornata era iniziata bene. Omega Watches aveva annunciato il restauro della          linea Seamaster Diver300 con una nuova foto di Daniel Craig in smoking immerso in acqua e col suo orologiaio in bella vista. Dopo l'annuncio di Aston Martin (venticinque nuove DB5 "Goldfinger edition") si era fatto un altro passo verso Bond25. Bene così.
In serata ad ora di cena ecco invece il fulmine a ciel sereno. In piena fase di casting per i "cattivi" del nuovo film arriva un comunicato ufficiale di EON, con Barbara Broccoli,  Michael Wilson e - attenzione - Daniel Craig stesso in veste forse di produttore a tempo pieno ormai, che annunciano che Boyle non dirigerà più il nuovo film in seguito a divergenze creative. Che Boyle si sia spinto troppo oltre i "canoni" del franchise di Bond? Non si sa quali siano queste divergenze e forse non lo sapremo mai.
Cosa aspettarsi ora?
Un nuovo comunicato entro fine mese? Forse.
Sui social, più di tutti, si ricominciano a fare varie ipotesi su quale regista possa arrivare a questo punto.
Andiamo con ordine.
- Un nuovo ritorno di Sam Mendes? Poco probabile ma non impossibile. Mendes sta lavorando ad un progetto sulla Prima Guerra Mondiale che lo terrà impegnato per buona parte del 2019... progetto che potrebbe essere rimandato se fosse richiamato a dirigere Bond25.
Sarebbe una soluzione logica e sensata poiché Mendes potrebbe così concludere una sua trilogia personale di Bond, in virtù anche della direzione che ha preso il franchise da Skyfall in poi.
Il punto però è proprio questo: dopo SPECTRE si ha la sensazione che Barbare Broccoli e Craig vogliano trovare una nuova strada per ottenere lo stesso successo avuto con Mendes in regia... senza Mendes in regia.
Mi ripeto un'ultima volta. Se Mendes tornasse a questo potrebbe essere non solo una scelta sensata ma anche una scelta che permetterebbe di lavorare con relativa serenità.
- Martin Campbell? Si tratterebbe di un nuovo ritorno anche per lui. Campbell è un esperto regista di film d'azione ma l'età avanzata non gioca a suo favore. Inoltre ha dichiarato in tempi non sospetti di non essere interessato a dirigere un altro Bond movie.
Peccato.
- Yann Demange. Un nome poco conosciuto che gira però, in ambiente Bond, da almeno due anni. Il suo film '71 è stato molto apprezzato (anche dal sottoscritto, ndr) e tra meno di un mese uscirà nelle sale White Boy Rick, altro film molto atteso e con il francese in regia. Demange potrebbe essere quella scelta di "basso profilo" che potrebbe fare comodo ad EON in questa fase di emergenza.
Amesso e non concesso di essere in fase di emergenza, ovviamente.
- David MacKenzie. Britannico. Regista e sceneggiatore esperto. I suoi progetti più recenti, Starred Up e Hell Or High Water, sono stati due ottimi film. A Novembre è atteso di nuovo in regia con Outlaw King, un progetto interessante.
MacKenzie risulta un profilo intrigante da tenere sicuramente sotto osservazione per Bond.
- David Fincher e Kathryn Bigelow. Questi due nomi sono più che altro figli dei rumors sui social ma entrambi hanno caratteristiche interessanti.
Entrambi statunitensi sono due registi talentuosi e pluripremiati (la Bigelow può vantare anche un Oscar come Miglior regista e uno per il Miglior film con il suo The Hurt Locker) che potrebbero portare un approccio interessante al franchise di Bond.
Fincher invece ha già diretto Craig in "Millennium - Uomini che odiano le donne" e, come anche la Bigelow, può vantare un'ottimo curriculum di pellicole di successo.
Sono solo due suggestioni ma sono sicuramente due profili interessanti.

E la sceneggiatura? Il mistero più grande forse.
Sappiamo che John Hodge e Danny Boyle stavano lavorando insieme ad uno script. La loro idea ha fatto accantonare ad EON la sceneggiatura (praticamente finita, stando a sentire le voci di corridoio) dei fidati Purvis e Wade.
Senza Danny Boyle verrà comunque mantenura la sceneggiatura di Hodge o tornerà ad essere presa in considerazione quella di Purvis e Wade?
Oppure verrà scritto un nuovo soggeto (chi sarà lo sceneggiatore a questo punto?) in poco più di tre mesi per garantire l'inizio delle riprese a Dicembre 2018?
Questo è un nodo importante perché pochi registi tra quelli sopra citati, ammesso che venga scelto uno di essi, accetterebbero di lavorare su un soggetto del quale non hanno avuto praticamente controllo creativo.
Sono solo supposizioni ma danno molto da riflettere.
Che lo si voglia o no 007 è in competizione, come brand e al box office, con Mission Impossible. Fallout sta convicendo tutti e Bond25 non dovrà essere da meno per tanti motivi.
Senza Boyle, che aveva già iniziato a smantellare il precedente impianto di produzione - non richiamando la costumisa Jany Temime e sostituendo il fidato Dennis Gassner come production designer - si rischia un rinvio al 2020? Mi sento di rispondere anche qui che è un'ipotesi non impossibile ma forse neanche molto probabile.
La EON ha un accordo con Universal per la distribuzione di Bond25 e quell'accordo pesa molto così come pesa la presenza di Daniel Craig.
L'attore ha un figlio in arrivo e un ulteriore ritardo di produzione del film gli consentirebbe di stare vicino alla moglie nelle prime fasi dopo il parto ma la sensazione è che Craig stesso abbia interesse ad uscire di scena con un gran film ma senza ulteriori ritardi di produzione.

Tante domande e poche risposte al momento. Fino ad un nuovo comunicato si possono fare solo supposizioni.
Da molte persone questa uscita di scena di Boyle è vissuta come un dramma; personalmente ero molto curioso di vedere che approccio avrebbe usato per avvicinarsi al mondo di Bond ma non ritengo questo evento un dramma. Un gran frenata sì, un dramma no.
Se poi questo evento si rivelerà veramente funesto lo sapremo in tempi più o meno brevi.

Immagine in evidenza: Daniel Craig per Omega Watches. New campaign for Seamaster Diver 300M

L'immagine è in allegato 

giovedì 2 agosto 2018

James Bond e la vera storia del "Nato Strap"

Di Jacopo D'Ipolito

Oggi parleremo di orologi e cinturini, per essere più precisi parleremo del cosiddetto “NATO strap”. Iniziamo con un piccolo excursus storico. Si è iniziato a parlare di NATO strap all’inizio degli anni ’70. Nel 1973 per essere precisi. In quell’anno lo “Strap, Wrist Watch” fece il suo debutto nel British Ministry of Defence Standard (DefStan) 66-15. La procedura che un soldato doveva seguire per averlo si chiamava G1098 che veniva abbreviata in G10 che è quindi il vero nome del NATO strap. Questo cinturino è caratterizzato dal materiale (nylon), da una fibbia cromata e da vari passanti. In origine il colore era solamente “Admiralty Grey”. Essendo stato pensato per i militari doveva essere comodo, funzionale e resistente. Mentre con il passare degli anni i vari corpi militari inglesi hanno iniziato a personalizzare i cinturini con i propri colori reggimentali o con combinazioni diverse di strisce, l’uso del G10 si è esteso anche in altri eserciti dell’area NATO. Ma veniamo a James Bond. Nel 1964 esce Goldfinger, uno dei più grandi successi cinematografici della saga. Sappiamo che 007 e orologi fantastici sono sempre andati molto d’accordo. In questo film Sean Connery indossa un Rolex. Un Submariner 6538 per essere precisi. Il cinturino (blu navy con strisce rosse e verdi) risalta subito. Come abbiamo detto il G10 è stato “istituzionalizzato” nel 1973 ma deve gran parte della sua fama proprio a James Bond che lo ha indossato ben 9 anni prima del suo debutto ufficiale, anche se per conformazione questo cinturino non si può assolutamente definire un “G10” poiché manca delle caratteristiche fondamentali del cinturino originale.


Da questo momento il cinturino è diventato famoso come il “James Bond NATO strap” o “007 NATO strap”. Il G10 è diventato ormai un vero e proprio oggetto di culto e molti appassionati di orologi posseggono più di un cinturino di questo tipo poiché esso è estremamente duraturo e pratico. Inoltre grazie all’enorme gamma di colori oggi disponibile esso si può adattare a qualsiasi stile. Giungiamo infine a tempi più recenti. Siamo alla première italiana di Quantum Of Solace a Roma nel 2008. Daniel Craig indossa un Rolex Submariner 6538 (Big Crown), proprio come quello indossato da Sean Connery, regalatogli dalla produttrice Barbara Broccoli. Non è sicuramente un caso che il cinturino di quest’orologio sia un NATO strap originale (qui nero e grigio) come si vede dai passanti in metallo.

Questo evento fa da preludio all’anno 2015. Nelle sale esce SPECTRE, film numero 24 della saga di Bond e quarto film per Daniel Craig. Omega lancia ufficialmente il suo Seamaster 300 “SPECTRE” Limited edition con cinturino “NATO strap” oltre a quello classico d’acciaio. James Bond indossa finalmente, in via ufficiale, un vero cinturino “NATO”!


 L’anno appena passato – l’estate scorsa per essere più precisi – ci ha regalato un altro orologio. Omega ha presentato il Seamaster Diver 300 M detto anche “Commander’s Watch”. Per celebrare i ventidue anni al polso di 007 il brand ha pensato di omaggiare i gradi di James Bond quando era appunto Comandante in Marina e, con un cinturino di nuovo “NATO”, anche i colori della Royal Navy. Omega ha sempre fornito orologi ai sommozzatori militari di tutto il mondo. Al Ministero della Difesa britannico furono spediti più di 110.000 orologi solo durante la Seconda Guerra Mondiale. Piccola curiosità. Quando Daniel Craig ha annunciato, lo scorso 15 agosto 2017, che sarebbe tornato per la quinta ed ultima volta ad interpretare James Bond (il film uscirà a Novembre 2019) indossava questo orologio. –

– Prime due immagini: La vera storia del cinturino Rolex di James Bond – Terza immagine: NATO strap and James Bond – Quarta immagine: Omega Seamaster 300 “SPECTRE” – Quinta immagine: IL SEAMASTER DIVER 300M “COMMANDER’S WATCH” LIMITED EDITION e Christie’s auctions rare 007 Omega Seamaster Commander watches



martedì 19 giugno 2018

FOREVER AND A DAY

Di Stefano Di Marino



Ammetto di essere stato forse un po’ duro con il precedente apocrifo bondiano di Anthony Horowitz, Trigger Mortis. Non mi era dispiaciuto del tutto ma alcune parti, segnatamente la corsa automobilistica che pure veniva da materiale originale fleminghiano, e il combattimento sul treno finale, non mi avevano convinto. Visto che, bondiani una volta, bondiani per sempre, ho deciso di leggere e valutare anche questo Forever and a Day, sempre nella speranza che siano tradotti entrambi i romanzi in italiano. Per la verità considerata la lunghezza in una collana economica ci starebbero proprio bene, considerato che anche gli apocrifi di Raymond Benson fecero una bella figura. Decisamente l’idea di affidare ad autori famosi gli apocrifi per poi pubblicarli, almeno in Italia, con marchi da libreria e un prezzo troppo alto per quello che il nostro mercato consente, non è stata una grande idea. Sebastaian Faulks scrisse uno dei peggiori apocrifi mai pubblciati, Deaver sarà stato anche un appassionato ma stravolse formato e personaggio tanto da renderlo irriconoscibile. Boyd fece un ottimo lavoro ma Einaudi lo pubblicò togliendo tutto ciò che c’era di’ bondiano’ nella confezione e forse non se n’è accorto nessuno. O forse in Italia 007 è davvero un fenomeno eminentemente cinematografico. Da qui l’idea che in economica potrebbe funzionare meglio. Veniamo a Forever and a Day affidato a Horowitz che, se non lo sapete, è uno specialista di pastiches, trai quali uno holmesiano pubblicato dal Giallo Mondadori, ma anche di altri Mystery ambientati nell’epoca vittoriana. Uno scrittore per tutte le stagioni. Un professionista, diciamo. Credo che la direttiva da parte degli eredi di Fleming sia stata di riproporre per lunghezza, trame e stile qualcosa che poteva agganciarsi al lavoro originale del papà di 007. Non stupisce che anche qui si ritrovino idee di un concept scritto da Fleming e mai utilizzato per una serie di telefilm. Ma è solo un dettaglio in una storia originale che ci riporta al 1953. James Bond ha appena concluso (con qualche ragionevole perplessità) la doppia missione di omicidio che lo inserisce nelal sezione doppio zero, mostrando, con disappunto di M, un’esitazione al momento di tagliare la gola al secondo bersaglio, quasi volesse accertarsi di essere nel giusto. Non è questo che gli viene richiesto. Ma la prova l’ha superata. Resta solo da assegnargli il numero. E quale scelta migliore di 007? Il precedente agente con questo numero, infatti, è stato ucciso con tre colpi di pistola a Marsiglia nel corso di un’indagine complessa che lega un industriale americano della produzione della pellicola per film, un famoso capoclan corso, Jean Paul Scipio e che vede compromessa una ex agente del SOE, diventata una indipendente. Sixtine, donna affascinante, un po’ più anziana di Bond e con molti letali segreti. C’è anche un agente americano, Griffith, che, a ragion veduta, non è Leiter. Come mai il traffico di eroina proveniente dalla Turchia sembra essersi improvvisamente fermato? Tra le letture che lo hanno ispirato Horowitz cita la politica dell’Eroina nel Sudest asiatico di McCoy che fu anche il mio vademecum per Lacrime di Drago. Insomma il romanzo mi ha catturato sin dalle prime pagine. Per il suo Bond ancora giovane, determinato ma forse non ancora ‘sgamato’ come nelle successive missioni, sia in amore che in guerra. Ma la formula ‘amore la sera e morte la mattina’ resta. Gli appassionati troveranno tutto ciò che amano. Le descrizioni minuziose di locali, abitudini, pranzi e dettagli tecnici. Non manca neppure la partita al casinò. L’azione ma anche il sentimento. Il passo è quello, come la scrittura, degli anni ’50. E in questo Horowitz è bravissimo. Il romanzo potrebbe essere stato scritto da Fleming. Ha un po’ (non tanta) azione in più, ma non mancano quei momenti di sentimento e introspezione che si sono persi al cinema. Alla fine un romanzo diverso dalle spy stories che si scrivono oggi. Piacevolissimo, però, per i fan dello spionaggio avventuroso che possono compiere un salto nel passato e godersi in un numero ragionevole di pagine una storia che Terence Young avrebbe filmato con la sua abituale maestria. Se mi è consentita una fantasia nei ruoli di Bond e Sixtine mi piacerebbe vedere con quella straordinaria macchina fantastica che è l’immaginazione e che non bada al tempo, Henry Cavill (che per me potrebbe essere un ottimo 007 giovane) ed Eunice Gayson che ci ha lasciato proprio poco tempo fa ma resterà Sylvia Trench. Forever and a Day

martedì 29 maggio 2018

Casino Royale

di Stefano Di Marino

“The scent and smoke and seat of a casino are nauseating at three in the morning. Then the soul-erosion produced by gambling - a compost of greed and fear and nervous tension – becomes unbearable and the sense awake and revolt, from it. James Bond suddenly knew that he was tired.” Casino Royale, Ian Fleming - pubblicato in Inghilterra per la prima volta in 4750 copie da Jonathan Cape.


Quando lessi per la prima volta Casino Royale non mi piacque granché. Ero giovane, le mie letture spionistiche erano soprattutto le avventure ritmatissime di Nick Carter e OSS117 pubblicate su Segretissimo e Bond lo conoscevo solo nella versione cinematografica. Riprenderlo in mano oggi (benché mi sia capitato di rileggerlo una ventina d’anni fa) in un momento in cui l’immagine stessa del Bond cinematografica è cambiata tornando all’origine letteraria, mi ha suggerito nuove considerazioni. Prima di tutto che 007 al cinema è stato sino a oggi essenzialmente un personaggio ‘diverso’ da quello concepito da Fleming nei romanzi. C’era qualcosa sì del modello, ma l’interpretazione che ne è stata divulgata risulta se non deformata almeno adattata al mezzo cinematografico - che impone ritmi e azioni che risultano a volte ridondanti nei romanzi - e poi si è formata nell’immaginario degli anni ’60. Di seguito la seconda riflessione. Un romanzo va letto considerando l’epoca e il contesto in cui è stato scritto. Forse per l’adolescente che ero, con la mente piena di suggestioni visive di quei tempi, erano dettagli che tendevano a sfuggire. Oggi che si celebrano i cinquant’anni della carriera cinematografica di 007 e i ‘60 dalla sua nascita letteraria è opportuno riprendere quelle pagine con qualche nozione in più. Di fatto Fleming era un ottimo narratore, forse non sempre nella stessa misura, ma in questo caso l’esordio fu geniale. Sebbene un amico gli consigliasse di pubblicare questo suo thriller con uno pseudonimo, aveva centrato il bersaglio. Il personaggio, l’atmosfera, i dettagli e persino la trama con quell’anticlimax che uccide Le Chiffre a cinquanta pagine dalla fine sono una miscela perfetta almeno quanto quella del Vesper, il mitico cocktail che diventerà un tormentone al cinema. Bond è, sulla pagina, un eroe cupo, già consapevole che i buoni e i cattivi si possono scambiare i ruoli, come si evince dal dialogo nel capitolo 20, ‘La natura del Male’, tra 007 e Mathis. “Quando si è giovani sembra facile distinguere il bene dal male. Ma a mano a mano che gli anni passano la differenza si fa sempre più difficile”. Significativa considerazione che solo in Quantum of Solace è stata ripresa nel corso di una totale rivisitazione del personaggio e del tono delle sue avventure. Ma nel romanzo, al termine ‘apparente’ della missione, Bond è pronto a lasciare lo sporco mestiere di spia per amore (se pure è possibile credere nell’amore) e al tempo stesso così disincantato da sapere di poter battere Le Chiffre, di resistere alla tortura più umiliante e chiudere il romanzo con la più cinica delle battute (“Perché è morta, quella puttana”). Eroe noir, umano, ma anche soldato della Guerra Fredda. La spia che Ian Fleming avrebbe voluto essere. In effetti l’autore scozzese nello spionaggio aveva lavorato davvero, tentando pure di sbancare i nazisti che andavano a giocare al casinò dell’Estoril in Portogallo. Di spie e sistemi d’intelligence ne sapeva sin troppo. Per questo lo mandavano a istruire gli americani ma non lo lasciavano partecipare alle missioni vere. Se fosse stato catturato aveva troppo da riferire. Così a 43 anni, nel pieno della Guerra Fredda e alle soglie di un matrimonio che in qualche modo rifuggiva, si richiuse nella sua villa in Giamaica e, imponendosi una routine di lavoro rigorosissima, scrisse la prima di una serie di avventure che lo avrebbero consegnato alla leggenda. Casinò Royale non è un romanzo lento, come l’idea che sia incentrato su una partita a carte potrebbe lasciar pensare. La narrazione entra subito nel vivo, Bond è presentato al culmine di una notte al casinò e ci appare subito per quello che è. Un guerriero. Stanco, stressato ma combattivo. Poi conosciamo passo passo i dettagli della missione. Entriamo in un mondo glamour, ma tinto di grigio come dovevano essere gli anni della guerra fredda visti negli uffici di Regent’s Park proprio nel periodo in cui l’Inghilterra consumava, ancora ignara, uno degli smacchi più infamanti della sua storia spionistica: l’affare Philby, destinato a esplodere dieci anni dopo ma già in atto dal 1936. Di tutto ciò Fleming sembra aver coscienza ma solo alla periferia della sua immaginazione. Il Pericolo Rosso esiste, ma la sua attenzione si concentra più sui personaggi (straordinari) della sua vicenda. Le Chiffre non è il classico agente dei servizi segreti dell’Est. È in qualche modo il viso oscuro di Bond. Ama le carte, le donne, non vuol perdere e sa essere feroce. Si gioca tutto per recuperare una posizione persa agli occhi della sua organizzazione. Non sa accettare la sconfitta e le prova tutte per riportare la bilancia in pari. Il caso gli volta le spalle. Mette Bond sulla sua strada e con lui lo ‘spettro’ della sconfitta. La SMERSH (organizzazione reale che dal solo nome, ‘Morte alle Spie’, si qualifica) lo punisce. Ma la vicenda non finisce qui perché Casinò Royale non è solo un thriller. È, più o meno consciamente, il passo d’inizio di un cammino che deve portare lontano il suo protagonista. Senza Vesper, senza quelle sequenze prive d’azione ma cariche di umanità che si concludono con l’apparizione dell’uomo con la benda nera, la storia resterebbe incompleta. In questo contesto i pochi capitoli dedicati al gioco di carte non appaiono lenti. La spiegazione del gioco è fluida, inframmezzata dall’azione e colpi di scena. Valga per tutti il sicario corso con il bastone che cerca di uccidere Bond al culmine della partita. Poi ci sono elementi secondati. La coppia che sorveglia Bond sin dal suo arrivo, i killer bulgari che compiono un maldestro attentato. Qualcosa ci suggerisce subito che i conti non tornano, che la partita con Le Chiffre si gioca con carte truccate. L’azione poi, per quanto rapida, è descritta con realismo, dinamicità. L’inseguimento in auto durante il rapimento di Vesper è narrato con tecnica da manuale. È, in fin dei conti, un romanzo del 1952; le iperboli d’azione che il cinema ha trasposto nelle pagine della narrativa odierna, sono ancora lontane. Pensate ai film di quell’epoca, a quei western dove a un colpo di pistola gli indiani cadevano a grappoli, alle scazzottate inverosimili dei noir. Fleming riusciva a mettere invece un realismo crudo nella descrizione della violenza e del sesso condensandolo in poche righe, scegliendo con cura parole e frasi. Un romanzo di 170 pagine che non ha davvero bisogno di allungarsi come sin troppe volte capita oggi, se si vuol essere pubblicati in libreria. Da rileggere senz’altro e giudicare all’interno del contesto della sua epoca e dell’opera generale di Fleming. Per imparare e, sì, anche divertirsi.








Cari Soci, Simpatizzanti e lettori, da lunedì 28 maggio 2018, il nuovo Presidente del Circolo Fleming è Giuseppe Fagnano, affiancato come Vicepresidente da Gianni Visconti. Il sottoscritto Presidente uscente, insieme a Marco Piancastelli (che ha ricoperto la carica di Vicepresidente) entrano nel Consiglio direttivo. L'avvicendamento è stato approvato dal Consiglio nella seduta di venerdì 25 maggio 2018.
Si ringraziano Giuseppe e Gianni per l'impegno assunto augurando loro buon lavoro.
Enzo Latronico


venerdì 25 agosto 2017

Ma quanti anni ha James Bond?

Oggi compie 87 anni Sir Sean Thomas Connery.
Pubblichiamo la sequenza di una delle scene più belle girate da Connery: la prima presentazione di James Bond.
- Ammiro il suo coraggio signorina...
- Trench, Sylvia Trench... e io ammiro la sua fortuna signor...
- Bond, James Bond.
"Agente 007 - Licenza di uccidere" di Terence Young, 1962.